Caffè al buio - CInAP & Stamperia Braille

Il primo Bar al buio della Sicilia – è stata già annunciata la nascita di un altro, a Palermo – segue l’esperienza del Cafènoir di Milano, con lo straordinario successo di questo esperimento di integrazione tra vedenti e non vedenti che passa attraverso un’inversione dei ruoli: sarà il non vedente a fare da “guida nel buio” al vedente. un processo che fa crollare lo stereotipo sociale del “diverso”.
Tutto nacque nel 1988, a Francoforte, in Germania, dall’idea di un giornalista, Andreas Heinecke, che, a contatto con un cieco affiancatogli per un periodo di formazione professionale, ideò “Dialogo nel buio”, un percorso completamente privo di luce compiuto sotto la guida di un cieco e che ebbe il risultato di ridurre paure e preconcetti dei vedenti nei confronti della cecità. Nel percorso era compreso anche un Bar al buio, che finì con il diventare il nucleo centrale dell’esperimento.
Il viaggio all’interno di un Bar al buio – così come è stato progettato per il Polo tattile multimediale di Catania da Pino Nobile - per un vedente è certamente una sfida emozionante: fin dal momento in cui, in penombra, si giunge alla cassa e si ritira lo scontrino in Braille. Poi è il buio totale.
Si entra con la convinzione che il bastone che ci è stato consegnato sarà l’unica arma di difesa per evitare di andare a sbattere contro un qualunque ostacolo celato dalle tenebre.
Ma in poco tempo ci si rende conto di come in realtà sia davvero l’unica cosa di cui si può fare a meno. E si comincia come a nuotare in questo mondo sconosciuto fatto di voci e
odori, di risate e sensazioni tattili.
In quel buio pesto, all’inizio, quasi non si riesce a rimanere in equilibrio, fin quando le voci non ti restituiscono l’orientamento: si impara a percepire ciò che ci circonda e nasce con gli altri una complicità, si aiuta ma soprattutto ci si fa aiutare, fidandosi. Riconoscendo al non vedente - mentre si rimane lì a bere qualcosa, chiacchierando del più e del meno – la sua superiorità in quell’elemento estraneo, in cui è il vedente il diversamente abile. Sarà infatti il non vedente a a versarci, con naturalezza, da bere, o a riconoscere con facilità le monete per pagare il conto.
D’altra parte, soltanto vivendo un’esperienza emozionante come questa coloro i quali hanno il dono della vista potranno comprendere che appieno il significato dell’espressione diversamente abile.